venerdì 12 giugno 2026 Anno 187 · N. 68.463

Fondato nel 1839

La gazzetta viva di Madrid

Cronaca

Storia di Lhardy

Capitolo I

Il 1839 e la Madrid di Cúchares

Stampa storica di Lhardy nella Madrid del 1839

Nell'anno in cui Lhardy fu inaugurato toreava ancora Cúchares, c'erano acquaioli per le strade e la musica della zarzuela era appena nata. La storia di Lhardy è la storia di Madrid.

Con l'ornamento di questa bella facciata definita dal gusto del Secondo Impero che torna oggi ad affascinarci, Lhardy ha saputo conservare gelosamente l'ambiente cortigiano e aristocratico della Madrid dell'Ottocento, insieme alle migliori formule della cucina europea.

Un pranzo da Lhardy permette di evocare quel mondo signorile mentre si gode della migliore gastronomia.

Capitolo II

Il tempo che passa e ritorna attraverso lo specchio di Lhardy

Il famoso specchio di Lhardy, nella bottega della Carrera de San Jerónimo

Il famoso ristorante Lhardy entra nel suo terzo secolo di esistenza nella stessa casa della Carrera de San Jerónimo dove aprì le sue porte nel 1839, quando Madrid era Corte della Regina Governatrice e si era appena suggellato l'abbraccio di Vergara, tra Espartero e Maroto.

Gran parte della storia di Spagna si è tramata tra l'eleganza di queste pareti, sotto lampade che evocano l'etichetta e la solennità del romanticismo, e intorno a tovaglie che continuano a sottolineare i più delicati raffinamenti gastronomici.

In questo ambiente inalterabile, con lo stimolo di vivande e libagioni, si sono decisi rovesciamenti di re e di politici, repubbliche, l'introduzione di nuove dinastie, restaurazioni, reggenze e dittature. Il tempo che passa e ritorna torna sempre alle sale da pranzo di Lhardy, all'intimità della Sala Bianca e alla fantasia orientale, sogni coloniali della Sala Giapponese, per continuare a tessere la storia segreta della Spagna. Ma soprattutto, passato e avvenire si fondono nella luce incerta del famoso specchio, dove le nostre immagini convivono con le ombre dei personaggi che qui si rifletterono, e ritroviamo tanti amici dell'aristocrazia, dell'arte e delle lettere, ormai scomparsi.

Nello specchio di Lhardy, come diceva Azorín, «svaniamo nell'eternità»; entriamo ed usciamo dall'aldilà. Verso le vette più alte.

Capitolo III

Due fulgori simultanei: Lhardy e il romanticismo

Incisione della Madrid romantica, contemporanea della fondazione di Lhardy

Émile Huguenin, nato a Montbéliard da genitori svizzeri, era stato cronista a Besançon, cuoco a Parigi e «restaurateur» con un locale proprio a Bordeaux, il centro degli esuli spagnoli. Lì si erano incontrati i sostenitori di Giuseppe Bonaparte con i loro antichi avversari, i liberali perseguitati da Ferdinando VII. Quando Émile Huguenin decide di aprire la sua casa a Madrid, scomparso il monarca assoluto, gli esuli di Bordeaux rientravano in Spagna. Isabella II aveva nove anni e stava per iniziare lo scossone ideologico ed estetico del romanticismo. José Altabella, nel suo magnifico libro intitolato «Panorama histórico de un restaurante romántico» (Panorama storico di un ristorante romantico), ritiene che il nome del locale sarebbe stato suggerito da quello del famoso Café Hardy, del Boulevard des Italiens, a Parigi, che più tardi sarebbe diventato la Maison Dorée. Il proprietario, Émile Huguenin, prende il nome della sua attività e si trasforma in Emilio Lhardy.

La Carrera de San Jerónimo acquista allora il prestigio di una via alla moda, sullo stile della Rue de la Paix, fisionomia alla quale contribuiranno alcuni anni dopo le vetrine della gioielleria dei Mellerio, orafi del Primo e del Secondo Impero. Come un fuoco d'artificio, nel 1837, il colpo di pistola con cui Larra pone fine alla propria vita e il discorso di Zorrilla al suo funerale annunciano fragorosamente la grande solennità del romanticismo, confermata dalla pubblicazione delle principali opere di Espronceda e dalle prime di «La conjuración de Venecia» di Martínez de la Rosa, «Don Álvaro» del Duca di Rivas, «El trovador» di García Gutiérrez e «Don Juan Tenorio» di Zorrilla, tutte celebrate in date molto vicine all'inaugurazione di Lhardy.

Un banchiere trasforma la Borsa e costruisce le ferrovie: si tratta di Salamanca, cliente abituale di Lhardy, che vi celebra, nel 1841, il battesimo del suo primogenito, Fernando Salamanca Livermore.

Che prodigio! Si accende la luce a gas per rendere più lussuoso l'ambiente di Lhardy. A metà Ottocento a Madrid non si parla che di Lhardy come luogo immancabile dei pranzi di lusso, e Pascual Madoz lo include nel suo dizionario geografico. Isabella II faceva scappatelle dal Palazzo per mangiare da Lhardy, come dopo la Restaurazione sarebbe accaduto con Alfonso XII, accompagnato dal Duca di Sesto, Benalúa, Tamames e Bertrán de Lis.

Tutti i quadri presentati in queste nuove sale, eccetto due del maestro Palmero, sono originali di Agustín Lhardy, l'eccellente impressionista proprietario di questa casa, discepolo di Haes e pittore di paesaggio notevole quanto i suoi amici Beruete e Regoyos.

Con ottimo criterio si sono dati a queste sale da pranzo nomi che ricordano la passione musicale di Emilio e Agustín Lhardy, consacrandole a Sarasate, Gayarre e Tamberlick, abituali frequentatori delle tertulie del romantico ristorante. Questa sfumatura musicale, estranea ad altre suggestioni parziali di protagonisti della storia, dà tutto il loro carattere alle antiche collezioni di Lhardy.

Capitolo IV

Il Secondo Impero e Rafael Guerrero

La facciata di mogano di Lhardy, disegnata secondo il gusto del Secondo Impero

Verso il 1880, il notevole decoratore Rafael Guerrero stabilisce la nuova fisionomia di Lhardy

Tra le suggestioni storiche che Lhardy ci offre, è molto interessante conoscere la personalità del suo decoratore, Rafael Guerrero, padre della famosa attrice María Guerrero. Questo precursore di una professione che avrebbe acquisito tanta importanza estetica e funzionale nella nostra epoca era emigrato a Parigi in piena adolescenza, e lì ebbe la fortuna di apprendere le arti del mobile e dell'ambientazione decorativa, finché la sua buona fama giunse alle orecchie dell'imperatrice Eugenia, che lo prese al suo servizio alle Tuileries. Al suo ritorno a Madrid, Guerrero aprì un negozio di mobili in via Caballero de Gracia, ma il suo prestigio si fondava essenzialmente sul talento di decoratore.

Il gusto del Secondo Impero, dotato di quell'eleganza di alta borghesia che torna oggi ad affascinarci, si delineò nel disegno della facciata di Lhardy, costruita con magnifico mogano di Cuba, simbolo di quelle che furono le nostre province d'oltremare. La decorazione interna della bottega, con i suoi due banchi contrapposti e lo specchio in fondo, sopra l'opulenta consolle che sostiene la «bouilloire» e la fine bottiglieria, rimane intatta, così come fu progettata e realizzata da Rafael Guerrero. Le sale da pranzo, concepite come Sala Isabellina, Sala Bianca e Sala Giapponese, conservano le carte da parati dell'epoca; i camini, le guarnizioni e gli ornamenti sono citati nelle opere di Galdós, Mariano de Cavia, Azorín o Ramón Gómez de la Serna. Poco dopo il rinnovo della decorazione, nel 1885, si instaurarono le famose cene, tanto lodate da specialisti di gastronomia come il Dottor Thebussen. Il «diner Lhardy» era sempre squisito, con filetti di sogliola all'Orly, prosciuttini d'anatra, galletto al crescione e altre delizie di assoluta novità a corte.

Bisogna aggiungere a questa evocazione i magnifici vini francesi che illustravano la tavola. Alla morte di Emilio Lhardy, la dinastia continuò con il figlio Agustín, pittore e incisore di grande rilievo, che seppe conciliare mirabilmente l'attività artistica e la presenza sociale di un vero signore con il costante perfezionamento della sua attività. Tra i suoi amici artisti, il più intimo era Mariano Benlliure, che trascorreva lunghi periodi vivendo da Lhardy e invitando personalità della politica, dell'aristocrazia, del giornalismo e dell'arte.

Capitolo V

I segreti della Sala Giapponese

La Sala Giapponese di Lhardy, teatro di cospirazioni e conciliaboli

Tra le sale da pranzo di Lhardy, quella che custodisce più segreti della storia di Spagna è la Sala Giapponese, dove si svolsero ogni sorta di cospirazioni e conciliaboli. Fu l'angolo preferito del generale Primo de Rivera per riunioni riservate di ministri e personalità della Dittatura e, per contrasto, fu qui che si decise la nomina di Niceto Alcalá Zamora a presidente della Repubblica. Ma l'atmosfera di questa sala esotica conserva altri ricordi più frivoli, come quello della seducente canzonettista Consuelo Vello, «La Fornarina», che divenne l'attrazione culminante della Madrid del primo quarto del Novecento, nel cui firmamento brillavano stelle del genere leggero abbaglianti come La Goya e La Chelito. La Fornarina, che aveva trionfato in un teatrino che si chiamava anch'esso El Salón Japonés, amava riunirsi in questa sala di Lhardy con alcune amicizie per celebrare i suoi successi.

Capitolo VI

L'ammirevole pleiade dell'ultimo mezzo secolo

Tertulia nelle sale da pranzo di Lhardy a metà del Novecento

Quando finì la Guerra Civile, lo specchio di Lhardy tornò a raccogliere le immagini di figure illustri dell'intellettualità spagnola, alcune emarginate dalle circostanze politiche, altre attratte dal desiderio di condividere il proprio prestigio e lo scambio di idee. Il «consommé» che un tempo aveva radunato le dame eleganti, accompagnato da un bicchierino di tokay, illustrava ora la tertulia del tramonto, della quale era presenza essenziale l'eminente psichiatra e scrittore José Miguel Sacristán, impeccabile nell'abbigliamento, perspicace nello sguardo e ironico nella parola, brandendo dialoghi incalzanti all'altezza dell'ingegno del suo grande amico Julio Camba. Il pittore Ignacio Zuloaga, lo scultore Juan Cristóbal, il torero Domingo Ortega, lo scrittore Antonio Díaz-Cañabete, l'architetto Chueca-Goitia, i conti di Villagonzalo, i coniugi García San Miguel, l'attore Enrique Chicote e altri frequentatori componevano quelle riunioni vespertine, stimolate dalle stupende medias combinaciones, il cui sapore segreto nessuno fuori da Lhardy riuscì mai a imitare. Quasi tutti sono svaniti negli ultimi piani dello specchio di Lhardy verso l'eternità, come tanti altri delle generazioni precedenti nel lungo viaggio di due secoli. Anche noi, e i nostri figli e i nostri nipoti… passeremo alla dimensione più astratta attraverso quei piani remoti dello specchio; ma, come in un bolero sentimentale, le nostre bocche porteranno il sapore dolce e amaro delle medias combinaciones e, nel cuore, il ricordo dell'ammirevole pleiade che abbiamo conosciuto da Lhardy.

LHARDY ha saputo conservare gelosamente la sua atmosfera aristocratica e intellettuale per un secolo e mezzo. Hanno contribuito a quel tenace lavoro, dopo Emilio, Agustín Lhardy e il nipote acquisito Adolfo Temes, i collaboratori che divennero proprietari della casa: Ambrosio Aguado Omaña, capo pasticcere, lo chef Antonio Feito, nonché i loro discendenti ed eredi. La dedizione e la cortesia di Gabriel Novo, José María García Salomón e Ambrosio Aguado, così come dello chef e comproprietario Frutos García Jiménez, hanno definito decenni molto difficili, nei quali seppero comportarsi spesso con la più generosa liberalità verso alcuni dei loro clienti, personalità di spicco della cultura e della scienza, che affrontavano circostanze avverse nelle vicissitudini del dopoguerra. Quella generosità, di cui siamo stati testimoni, va aggiunta alla tradizione di Lhardy con memoria perenne.

Dalla fine del Novecento si dispiega da Lhardy un nuovo entusiasmo guidato dall'impeto di Milagros Novo e Javier Pagola Aguado, che stanno imponendo l'aggiornamento delle infrastrutture, la cura perfetta del dettaglio e l'elevazione della gastronomia alle vette più alte che questa casa abbia avuto nella sua lunga storia.

Capitolo VII

Lo spirito europeo della cucina

Alta cucina europea sulla tavola di Lhardy

Lo spirito europeo che caratterizzò la cucina di Lhardy quando le distanze e le frontiere erano meno accessibili è oggi presente sulla sua tavola, con la dignità dei grandi vini francesi di «château» accanto alle eminenti riserve della Rioja o del Duero. È tornato il prestigio del miglior «foie gras» d'Alsazia e la disciplina della cucina di cacciagione in creazioni insuperabili come il daino all'austriaca o il fagiano all'uva. Le ricette storiche di Lhardy, come la pularda ripiena o la vitella Principe Orloff, sono state recuperate con tutta la loro raffinatezza, mentre tra i pesci spicca la nuova creazione del nasello ripieno di frutti di mare con salsa Cumberland, l'aragosta alla russa e la splendida sinfonia di branzini con gamberoni e sogliole allo champagne, secondo la tradizione della casa.

Alziamo i calici all'altezza del cuore e poi brindiamo all'avvenire di Lhardy, da un allegro passato di amore e di lusso.

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